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Uomini e cose – nel favoloso mondo Ikea –

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È ciò che sta in mezzo. Tra centro e periferia. Tra lontano e vicino. Realizza il mito medievale del moto perpetuo in chiave capitalista. Vi regnano colli e bancali, cellophane e container. I muli sono meccanici, le mucche in scatola, la merce è sovrana, l’uomo servo, ribelle o caporale.

È l’intermondo della logistica, terra di mezzo tra produzione e consumo, cerniera tra uomini e cose, dove il confine tra i due si confonde e la servitù si fa reciproca. Qui il lavoro mobilita l’uomo e l’uomo mobilita le cose, ma all’ascesa dell’oggetto inanimato nell’olimpo del supermercato, corrisponde un uguale e contrario movimento di precipitazione del vivente.

Nel dietro le quinte della grande fiera quotidiana le cose volano leggere e competitive verso gli scaffali, mentre il peso della fatica e il prezzo del tempo vengono scaricati verso il basso. Lo sfruttamento c’è ma quasi non si vede, e soprattutto è a tempo di walzer. Qui capitale criminale e democrazia di mercato si stringono apertamente la mano ogni imperdibile week end. All’uno spetta il commercio della schiavitù, all’altra la schiavitù del commercio. L’importante è che gli scaffali siano sempre abbondanti, i consumatori contenti e le braccia dei facchini numerose e a buon mercato. Bastone e manganello, mafia e polizia. Forme ancestrali e moderne della stessa genealogia di comando si manifestano insieme per governare l’offerta di uomini come si governa la domanda di merci, e per sottomettere la prima ai ritmi della seconda.

Mettete le cuffie dunque o, alla bisogna, indossate il casco. Siamo ai cancelli del favoloso mondo di Ikea, nel cuore rosso dell’area logistica emiliana. Qui si  aprono e chiudono le danze.

 

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