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Piattaforma Maersk : la logistica del profitto

SULLE RELAZIONI TRA LOGISTICA INDUSTRIALE  E BASSO PIEMONTE SI VEDA ANCHE L’ARTICOLO

L’ALTA VALLE TANARO, TRA LA LOGISTICA DEI CIOCCOLATINI, LA POLITICA DELLE AUTOSTRADE E DEI CAPANNONI E LE PRODUZIONI “D’ALBENGA” AD ALTA CONCENTRAZIONE DI NITRATI, PETROLIO ED ASFALTO    apparso sul blog del Comitato Treno Alpi Liguri

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Maersk: in attesa delle autorizzazioni – nel dubbio – si va avanti

http://www.savonanews.it/index.php?id=339&tx_ttnews[year]=2012&tx_ttnews[month]=02&tx_ttnews[day]=10&tx_ttnews[tt_news]=498549&tx_ttnews[cat]=347&cHash=a766d71f461fd3e5957463e4c171ace4

A voler fare un semplice parallelo, la saga della costruzione della piattaforma Maersk sembra la stessa dei quarant’anni che precedettero la storica data 9 ottobre 1963, data che solo negli ultimi tempi, prima il teatrante Marco Paolini, poi il film di Martinelli, hanno riportato alla memoria popolare.

Parliamo degli anni che precedettero la tragedia della diga del Vajont.

Quando accadono fatti come questi, purtroppo, è consuetudine che si ricordi solo la data della tragedia, ed in quel caso particolare, quasi duemila morti in pochi minuti fanno un certo effetto nell’immaginario collettivo.E quando dopo, qualcuno comincia a fare domande, per verificarne le eventuali responsabilità, vicende come queste si trasformano in tanti processi di Norimberga, dove tutti si passano la palla e si giustificano scaricando su altri le responsabilità. Accade anche, come descrive bene Paolini, che le figure (si potrebbe definire eroiche) che invano tentarono di denunciare una situazione prima che il disastro avvenga, spesso finiscano nel dimenticatoio, come (nel caso del Vajont), la giornalista Ada Merlin, sbeffeggiata ed isolata. Quando, col senno di poi dimostrò di aver ragione, oramai era troppo tardi. Montanelli definirono quelli come lei “sciacalli”…

Ecco perchè, di quello storico omicidio di massa, è importante conoscere i pregressi: per non ripetere gli stessi errori.

Senza riproporre l’intero percorso fatto da Paolini e Martinelli, basti sapere che tutta la storia si svolge tra :

-aziende di produzione di elettricità che, pur di trarre profitto, lavorano senza autorizzazioni e senza controlli adeguati, spacciandosi per controllori di se stessi

– governi ed amministrazioni impreparate, quando non compiacenti

– comitati di montanari indiavolati ma quasi analfabeti, deboli di fronte alla macchina bellica del profitto

– media asserviti ai regimi (economico e – nella “parentesi” ventennio – fascista)

– povertà dilagante e giovani disperati a caccia di lavoro.

Il risultato fu una catastrofe umana e ambientale.

Ora, riportando la situazione ai giorni nostri, non ci sono molte differenze.

– c’è un’azienda (Maersk) che malgrado la crisi mondiale del trasporto container, i licenziamenti che opera nelle sue strutture in Italia e nel mondo, e malgrado la fiera opposizione cittadina, vuole costruire un’immensa piattaforma container e (cosa fondamentale), tramite la APM Terminal, lavora nella rada di Vado (o comunque ha lavorato) senza che il Tar si sia espresso sulla vicenda.

– autorità portuale, regione provincia, assieme (vien da piangere solo a dirlo) ai sindacati confederali, favorevoli al progetto, che lasciano che i lavori partano, malgrado le immense problematiche più volte denunciate ed ora sotto esame degli organi competenti.

– comitati cittadini che, dopo 15 anni di lotte, son perfino riusciti a piazzare il proprio candidato sulla poltrona di sindaco e che continuano la battaglia.

– il Comune di Vado Ligure che, non si capisce come mai, non ha ancora portato i cittadini ad occupare la zona dei cantieri.

– una crisi economica dilagante e un desiderio di lavoro diventato oramai un ricatto.

Senza entrare nel dettaglio (faremmo notte), per ora limitiamoci alla questione autorizzazioni. La domanda è semplice: se un cittadino inizia dei lavori in casa e decide di aprire una finestra in un particolare muro, senza le dovute carte in mano, se un vicino troppo licenzioso o qualcun’altro se ne accorge, arrivano i vigili con un bellissimo libretto per le multe in mano… Se lo fa un colosso come la Maersk (o un’azienda terza ma che lavora ad un suo progetto), perfino i governanti dicono che va bene, senza pudore.

Il 25/09/2011, alle telecamere di una testata locale, il presidente della regione burlando dichiarava che:

– una volta terminata la conferenza dei servizi sarebbe stato compito del Ministero risolvere la querelle con i Comuni in merito a Tirreno Power e Maersk.

– in merito ai finanziamenti alla piattaforma, si aspetta che il Ministero faccia i dovuti atti formali poichè i cantieri sono già partiti…

E infatti, come propone il nostro quotidiano, se Burlando di chiara che al 25/09/2011 i cantieri erano già in attività, il 14 gennaio 2012, si vedono video e foto in cui una chiatta deposita una qualche sorta di materiale nelle acque a lato del pontile carbone, sollevando un polverone subacqueo chiaramente nocivo (vista la presenza di materiali tossici scaricati in mare proprio dalle aziende vadese in più di cinquant’anni).

Su richiesta di informazioni in merito alla natura di quei materiali, ARPAL, nella persona di Giovanni Ferretti, risponde:

In merito a quanto richiesto ed a seguito delle informazioni fornite dal nostro Dipartimento di Savona, vi informiamo che, a quanto risulti alla nostra Agenzia, gli unici inerti sversati a mare nell’area del porto di Vado fanno parte dei 22.750 metri cubi di materiali derivanti dall’escavo di campo prove o dal materiale previsto per la realizzazione della pista di cantiere, autorizzati dalla Regione Liguria con decreto del Dirigente Settore Ecosistema Costiero n. 3162 del 14.11.2011 e,  previsti dalla Procedura di VIA regionale prevista dalla DGR 1118 del 06/08/2009 (entrambe consultabili sul sito http://www.bur.liguriainrete.it/).
In particolare, la “pista” si estenderà dalla battigia verso il mare, per una lunghezza di circa 100 metri, e sarà realizzata con materiale inerte (sabbia e ghiaia) non sottoposto al controllo di ARPAL, in quanto autorizzato dalla Regione a seguito di documentazione analitica prodotta dalla società APM terminals
.”

Vero, il decreto esiste, ed effettivamente autorizza “all’immersione di circa 22.750 metri cubi di materiali derivanti dall’escavo dei fondali del campo prove…

MA:

– se tutta la rada di vado è inquinata, possibile che il campo prove non lo sia? Dove sarebbe situato suddetto campo prove?

– com’è possibile che le analisi su quel materiale siano state affidate all’azienda (APM Terminals) che è anche incaricata di fare il lavoro?

Il decreto prevede anche, alla fine, la possibilità di ricorrere al Tar, che il Comune di Vado Ligure delibera immediatamente (N. 100 del 29/11/2011) e di fronte alla quale si dovrebbe sospendere i lavori…Ora, indipendentemente (si fa per dire) dal tipo di materiale dragato e rigettato in mare, i lavori di scarico da parte di APM Terminals all’11 gennaio 2012 erano ancora in corso, come testimoniato da un video realizzato dalla nostra equipe, mentre lo stesso comune (come anche il nostro quotidiano riportava in data 14 gennaio) denunciava una carenza di infomazione, poichè non solo il Tar non si era ancora espresso, ma addirittura APM Terminals avrebbe comunicato l’attesa della “sentenza” del Tar proprio prima di proseguire i lavori.

La sentenza, all’oggi, non è ancora stata emessa…

E allora, come per il Vajont, bisogna aspettare la distruzione totale della fauna e della flora acquatica, la devastazione della costa e lo sperpero di milioni di euro, migliaia di morti per aver respirato inquinamento dai 1600 camion porta container che attraverseranno vado tutti i giorni?

Dicono che la storia insegna, ma solo a chi la studia.

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